A cura di: Domenico Credo
Il mondo della musica piange la scomparsa di Gaetano “James” Senese, figura cardine del Neapolitan Power e artista capace di fondere jazz, funk e radici partenopee in un linguaggio sonoro unico. Ricoverato dal 24 settembre all’Ospedale Cardarelli di Napoli per una polmonite severa, le sue condizioni si sono aggravate rapidamente, complicate da problemi renali che da anni lo costringevano alla dialisi.
Senese è morto nella notte tra il 28 e il 29 ottobre, dopo settimane di lotta in terapia intensiva. La notizia è stata diffusa dall’amico e collega Enzo Avitabile, che ha scritto: “Non bastano parole per un dolore così grande, ma solo un grazie. Sei stato un esempio di musica e di vita. Un amico per fratello, un fratello per amico. Per sempre”
Una carriera lunga sessant’anni
Nato a Napoli il 6 gennaio 1945 da madre italiana e padre afroamericano, Senese ha iniziato la sua carriera negli anni ’60 con il gruppo Gigi e i suoi Aster, per poi fondare gli Showmen e successivamente i Napoli Centrale, con cui ha rivoluzionato la musica italiana contaminandola con soul, jazz e dialetto.
La sua collaborazione con Pino Daniele ha segnato un’epoca: il suo sax graffiante ha accompagnato brani indimenticabili come “Je so’ pazzo” e “Napule è”, diventando voce e respiro della Napoli più autentica.
L’eredità di un maestro
James Senese non era solo un musicista: era un narratore, un ribelle, un ponte tra culture. La sua musica ha parlato di emarginazione, orgoglio, identità. Come ha ricordato il rapper Clementino, “Abbiamo perso un gigante, il vero Ciro della Tammurriata Nera”.
Tre anni fa aveva perso la moglie Rina, compagna di vita e presenza costante nel suo percorso artistico.
La sua morte segna la fine di un’epoca, ma il suo spirito continuerà a vibrare nei cuori di chi lo ha ascoltato, amato e seguito.
“Nero a metà”, ma interamente napoletano
James Senese ha incarnato la Napoli meticcia, fiera e musicale. Il suo sax non suonava solo note: raccontava storie, gridava verità, accarezzava ferite. Oggi, Napoli lo saluta con commozione, consapevole di aver perso uno dei suoi figli più geniali.
“La musica non muore, cambia forma. E James sarà sempre parte di essa.”