Ylenia Lucisano si racconta

12 Set , 2026 - Eventi

Ylenia Lucisano si racconta

Abbiamo incontrato ai nostri microfoni la cantautrice calabrese Ylenia Lucisano che recentemente ha pubblicato il secondo capitolo del progetto artistico Fuija Fuija (Slow)

Il nuovo brano della cantautrice racconta il conflitto interiore tra vivere alla perenne ricerca di qualcosa e il desiderio di tornare a un ritmo più umano.
“Fuija”, in rossanese – dialetto calabrese parlato a Rossano, città d’origine dell’artista – significa “scappa” e rappresenta quella spinta che porta a rincorrere ogni impegno, ogni scadenza, ogni ambizione. “Slow” è l’opposto: non un inno all’inattività, ma un invito a rallentare e a vivere con più profondità e intensità, rallentando ma senza mai smettere di camminare.

Leggi la nostra intervista!

Ciao Ylenia, benvenuta su Tv Flegrea Napoli. Dopo l’inedito “Terra Rossa” ritorni sul panorama musicale italiano con “Fuija Fuija” ha in collegamento il dialetto rossanese. Come mai la scelta di questo strumento identitario per te?

Il dialetto arriva prima della mente. L’italiano lo costruisci, è una lingua che passa attraverso la logica e delle regole. Il dialetto bypassa tutto questo e va diretto al corpo, alla memoria, a qualcosa di antico che è dentro di te.

E questo non è solo una sensazione ma è qualcosa che ho approfondito nel mio percorso studiando il potere del suono sulla psiche e sul corpo. Ogni lingua ha una frequenza, una vibrazione, ma la lingua madre ha qualcosa di unico: è la prima che hai sentito, quella che ha formato il tuo inconscio prima ancora che tu avessi gli strumenti per comprenderla. Quando la senti, o la canti, qualcosa si riattiva a un livello profondo. Ti riporta bambino. Ti riporta a casa.

Il dialetto rossanese per me è questo: non è solo identità culturale o senso di appartenenza, è una chiave che apre strati dell’inconscio che l’italiano non riesce a raggiungere.

Con Terra Rossa ho capito che il dialetto non è un elemento folkloristico o decorativo: è la lingua della verità. E oggi è strutturale al mio progetto.

Possiamo affermare questa metafora “Il dialetto è qualcosa che apre e non che chiude”. Quale altro dialetto ami?

Esattamente così, il dialetto non esclude, include. Chi non conosce il rossanese sente comunque qualcosa: una vibrazione, un’emozione, una verità che passa attraverso il suono prima ancora che attraverso il significato.

Tra i dialetti che amo profondamente c’è il napoletano perchè ha una capacità poetica straordinaria, riesce a contenere tutta la gamma delle emozioni umane con una musicalità unica. E poi il pugliese, simile spesso al calabrese, perchè ha qualcosa di arcaico e nobile insieme.

In questo momento storico musicale, qual è il rapporto, o meglio la differenza che c’è tra la musica nella sua accezione puramente artistica e la musica come mercato attraverso il management?

È la domanda che ogni artista si porta dentro. La musica come arte parte da una domanda interiore: cosa ho davvero da dire? La musica come mercato parte da una domanda esterna: cosa funziona adesso? Quando ho lavorato con le major ho vissuto entrambe le logiche e ho capito che non sono incompatibili, ma che quando il mercato prende il sopravvento sull’arte, qualcosa muore dentro l’artista. Piano piano smetti di riconoscerti in quello che fai perchè non segui più le tue logiche.Quindi o lavori su un’identità davvero forte o rischi di diventare uno dei tanti.
La mia scelta di tornare con un progetto indipendente nasce da lì. Non è una posizione romantica contro il sistema, è un’esigenza. Voglio che ogni parola che canto sia vera prima per me. Il mercato lo puoi cercare dopo, ma l’arte deve venire prima.

ylena lucisano fuija fuija slow cover

Il brano “Fuija Fuija” è l’espressione della forza e della voce sempre di più. Non credi che rappresenti te come una grandissima Frontman, un artista di quelli dannati e impossibili, padrone della scena, che sprigiona una energia contagiosa e da una carica al pubblico straordinariamente coinvolgente?

Sorrido, perché “dannata e impossibile” è una definizione che appartiene a chi mi guarda dal di fuori. Io dall’interno sento soprattutto il caos, quel caos interiore che poi diventa energia sul palco e trova un ordine tutto suo. Non mi sono mai vissuta come padrona della scena, ma come animale da palco, quindi con un’energia più indomabile.

Qual è la tua vera Rivoluzione?

Dire la verità senza paura. In un momento in cui tutto tende all’omologazione: i suoni, le immagini, i linguaggi.

La mia rivoluzione non è sul palco. È nella quotidianità: nel coraggio di rallentare quando tutto ti spinge ad accelerare, nel rispettare i tuoi tempi quando il mercato ne chiede altri, nel tornare alle radici quando sarebbe più comodo perdersi del patinato della musica internazionale. È una rivoluzione silenziosa. Ma è la mia.

Ti ringrazio per la tua bellissima intervista con noi e ti auguriamo un meritatissimo successo.