Il Cortile d’onore del Maschio Angioino ha ospitato ieri sera la cerimonia della settima edizione del Premio Artis Suavitas. Condotta da Giusy Meloni e Bruno Gaipa, la serata ha riunito a Napoli personalità provenienti da ambiti diversi, premiate per ciò che hanno realizzato nella cultura, nello sport e attraverso il loro impegno civile, chiamate a condividere con il pubblico le esperienze che hanno segnato il loro percorso.
A ricevere in premio l’«Albero della Cultura», opera in bronzo di Domenico Sepe, sono stati la modella Bianca Balti; gli attori Lino Banfi, Paolo Conticini, Francesco Di Leva, Erasmo Genzini, Anna Safroncik e Lina Sastri; l’allenatore Fabio Capello; il giornalista sportivo e conduttore Fabio Caressa; la ballerina Elena D’Amario; il conduttore televisivo Nicolò De Devitiis; gli artisti Fan Bo e Shay Frisch; l’atleta Larissa Iapichino e il maestro pasticciere Ernst Knam. Il riconoscimento alla memoria di Achille Barosi, sedicenne milanese morto nel rogo di Crans-Montana, è stato ritirato dai genitori Nicola Barosi ed Erica Didone. Ai premiati della settima edizione si aggiungono il filosofo Umberto Galimberti e l’ex calciatore Marek Hamšík cui il premio è stato consegnato nelle scorse settimane.
Al cavaliere Sebastiano Buglisi è stata conferita la «Menzione speciale – Testimoni di legalità» per il suo impegno contro la criminalità e per la testimonianza autobiografica affidata a «L’antimafia dei fatti. Vita di un siciliano atipico», edito da Baldini+Castoldi.
«La commissione dedica molta attenzione alla scelta delle persone a cui assegnare il premio. Negli anni Artis Suavitas ha costruito un rapporto di fiducia con il pubblico e con i premiati, e questo ci permette di coinvolgere personalità di rilievo sempre maggiore. Il senso del premio, però, resta quello della prima edizione: ascoltare le loro storie, oltre a riconoscerne i risultati. L’appuntamento è al prossimo anno», dichiara Antonio Larizza, fondatore dell’associazione Artis Suavitas APS.
Bianca Balti ha dedicato il premio alla persona che è oggi, a due anni dalla malattia. «Negli ultimi due anni, in molti momenti, ho fatto finta di essere forte. Finalmente, piano piano, mi sento veramente rinforzata. Sto trovando questa forza nella mia nuova missione con la Fondazione Mind Your Cancer, attraverso la volontà di aiutare gli altri. Credo che, quando abbiamo un problema, uscire da noi stessi e pensare a cosa possiamo fare per gli altri ci tolga dall’ossessione su noi stessi e ci dia un nuovo valore nella vita. Dedico questo premio a me stessa oggi».
Lino Banfi ha ricordato il legame con Napoli e i suoi primi passi nello spettacolo. «Napoli è la città che mi ha dato tutto, prima ancora della Puglia. Io sono iscritto all’ufficio di collocamento di Piazza Dante nel 1953, avevo 17 anni», ha raccontato. Il suo primo spettacolo, infatti, fu con il cantante napoletano Sergio Bruni: «Da lui ho imparato anche tante cose del palcoscenico».
Incisiva la dedica del premio Artis Suavitas di Francesco Di Leva rivolta a don Mimmo Battaglia, arcivescovo metropolita di Napoli. «Voglio dedicare questo premio a don Mimmo Battaglia, tutti dovrebbero leggere la sua lettera a San Gennaro», ha detto Di Leva. Il riferimento è all’omelia di San Gennaro del 19 settembre, nella quale l’arcivescovo di Napoli ha chiesto alla città di proteggere i suoi ragazzi e di sottrarli alla violenza della camorra. Lo stesso ha fatto Di Leva, auspicando che i bambini di Napoli non ricevano più in regalo «pistole come giocattoli, ma libri da leggere».