Il ritratto di Dorian Gray in un contemporaneo adattamento teatrale di Giancarlo Nicoletti

1 Ott , 2026 - Eventi

Il ritratto di Dorian Gray in un contemporaneo adattamento teatrale di Giancarlo Nicoletti

Dorian Gray torna a teatro e cambia volto: è Federica Luna Vincenti a interpretare il protagonista, con Alessio Vassallo nel ruolo del seducente e manipolatorio Lord Henry Wotton, nel nuovo adattamento contemporaneo di Il ritratto di Dorian Gray, scritto e diretto da Giancarlo Nicoletti. Completano il cast Giulio Forges Davanzati nel ruolo di Basil Hallward, Brunella Platania, Matteo Milani, Gianluigi Rodrigues e Francesca Bruni Ercole. Una lettura che porta il mito di Wilde nel presente e trasforma la sua ossessione per la bellezza, la giovinezza e lo sguardo degli altri in una riflessione sull’identità e sulla dittatura dell’immagine.

Non una semplice trasposizione, ma un’immersione nell’universo wildiano che mette al centro le domande più urgenti e attuali: quanto siamo disposti a sacrificare per rimanere giovani, desiderabili e perfetti? Quanto della nostra identità ci appartiene davvero e quanto nasce dallo sguardo degli altri?

Nell’adattamento di Giancarlo Nicoletti, il racconto abbandona la dimensione d’epoca per farsi dispositivo teatrale immerso nel contemporaneo. La Londra vittoriana cede il passo a una dimensione in cui il salotto dialoga con il club, il ritratto con lo schermo, il diario con la registrazione e la confessione con la sorveglianza. Telecamere, proiezioni, immagini frammentate e cornici luminose trasformano il quadro in un sistema di visione che osserva, duplica e infine giudica.

Al centro della vicenda c’è Dorian Gray, giovane dalla bellezza straordinaria che diventa oggetto di desiderio assoluto. Il pittore Basil Hallward realizza il suo ritratto, destinato a farsi scrigno segreto in cui si depositeranno il tempo, la colpa e la corruzione. Ma è l’incontro con Lord Henry Wotton a segnarne la sorte. Brillante, ironico e spietato, Henry trasforma la bellezza in una filosofia di vita: inseguire il piacere, cedere alla tentazione e fare della giovinezza un imperativo.

Il patto con il ritratto si trasforma così in una condanna. Dorian non invecchia e non porta sul corpo i segni delle proprie scelte: sarà il quadro a soffrire al suo posto.

Ma ciò che sembrava un dono diventa una prigione: ogni colpa e ogni conseguenza continuano a esistere e ad accumularsi.

La scelta di affidare Dorian a Federica Luna Vincenti non è una mera inversione di genere, ma una precisa chiave di lettura: Dorian è un corpo desiderato, osservato e posseduto dallo sguardo altrui. Porre al centro una figura femminile evidenzia con ancora maggiore forza la spietata pressione esercitata sulla bellezza, sulla giovinezza e sulla costruzione dell’identità. Dorian appare libero, ma è prigioniero dell’immagine che la società ha proiettato su di lui; la sua bellezza diventa la forma più estrema di dipendenza.

Accanto a lei, Alessio Vassallo dà corpo a un Lord Henry capace di trasformare il pensiero in contagio e l’aforisma in slogan. Le sue formule brillanti diventano per Dorian una grammatica pericolosa, spingendolo a fare della propria vita un esperimento estetico senza limiti.

A completare la scena è un ensemble di attori-performer che incarna la società, il coro, la coscienza e la memoria collettiva. I corpi osservano, amplificano e contraddicono l’azione, mentre la musica e le interferenze sonore scandiscono un ritmo fatto di ebbrezza e inquietudine.

Il ritratto diventa così uno specchio che conserva ciò che il corpo nasconde e che finisce per rivelarsi più vero dell’originale. È qui che Wilde incontra il nostro presente: i profili levigati, la ricerca ossessiva della perfezione, la necessità di essere costantemente visibili e il divario tra apparire ed essere diventano lo specchio di un’epoca in cui l’immagine sembra precedere l’identità.

Uno spettacolo che non cerca una morale, ma mette in scena il cortocircuito tra immagine e responsabilità, bellezza e impunità. Perché Dorian non viene semplicemente chiamato a rispondere delle proprie azioni: viene protetto, desiderato, giustificato e infine condannato dalla stessa immagine che lo aveva salvato.

La regia e la drammaturgia sono di Giancarlo Nicoletti. Le scene sono firmate da Emanuele Salamanca, i costumi da Nicoletta Ercole in collaborazione con Alessandra Carta, le musiche da Umberto Iervolino e il disegno luci da Giuseppe Filipponio.

Il ritratto di Dorian Gray è prodotto da Goldenart Production, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e Teatro Biondo di Palermo. Produzione esecutiva di Daniela Piccolo, organizzazione generale di Valentina Taddei, responsabile di produzione Antonella Lepore.