A cura di: Alessio Landolfi
Solamente un punto che non smuove la classifica, ma smuove sicuramente i nervi dei tifosi: è terminato 2-2 il match tra Napoli e Verona nell’ultimo ballo del girone d’andata.

Gara che si è rivelata un’altalena di emozioni, con il baratro del doppio svantaggio nel primo tempo risoltosi in una furiosa reazione nei restanti 45 minuti. E se la rimonta firmata dai gol di McTominay e Di Lorenzo salva almeno la faccia sul piano calcistico, ciò che non salva la serata sicuramente sono le polemiche. Ma partiamo dall’analisi della gara: primo tempo perfetto del Verona di Paolo Zanetti, schierato con un 3-5-2 diventato a tratti 5-3-2 in fase di non possesso difficile da scardinare. Non a caso Lobotka, il vero regista del Napoli contiano, non ha mai avuto il tempo di giocata pulito, rendendo la manovra del Napoli in fase offensiva lenta e prevedibile. Il problema strutturale degli azzurri si evidenzia al minuto 16, con il gol di Frese in un tacco volante pregevole nato da una riaggressione fallita nella trequarti avversaria. E come se ciò non bastasse, al minuto 27 del primo tempo iniziano ad arrivare i primi dubbi sulla direzione di gara: in un contrasto ravvicinato in area, con il corpo in torsione e la distanza minima dall’avversario, Buongiorno tocca la sfera col braccio. Movimento naturale congruo alla caduta, che difficilmente aumenta il volume corporeo.

Eppure, l’arbitro Matteo Marchetti e il VAR non sono dello stesso avviso, applicando il regolamento alla lettera e tralasciando le dinamiche di campo: rigore e 2-0 Verona. La svolta il mister Conte riesce a darla nell’intervallo alzando il baricentro fin dal primo istante e chiedendo a McTominay di aggredire l’area come perno offensivo aggiunto. Risultato? Gol dello scozzese, con il suo inserimento fisico che ha scardinato la difesa scaligera, ciò che non era riuscito a fare Hojlund da solo nel primo tempo. L’episodio chiave per dare una svolta al match arriva al minuto 71, con proprio l’attaccante norvegese che riesce ad insaccare il pallone con una zampata vincente: l’arbitro lo assegna, il VAR lo annulla. Tocco di mano del danese, millimetrico e davanti al corpo. Un braccio che diventa necessario per l’equilibrio, con la protezione della posizione sul giocatore del Verona. La vittoria della burocrazia arbitrale e la perdita dello spettacolo.

Nel finale capitan Di Lorenzo riesce a trovare il gol del 2-2 su cross del giovane Marianucci, premio di resilienza della squadra che non ferma la corsa scudetto ma crea amarezza prima del match contro l’Inter. Avvertimento? Essere più forti anche del VAR.