redazione Caserta
Ho intervistato il pastry chef Paolo Iacono, in occasione dell’Ischia Film Festival all’Aragonese Apartaments per scoprire da vicino il suo lavoro di pasticciere. Per lui creare sempre cose nuove, fare esperimenti e dare vita a nuove ricette sono gli ingredienti della sua arte. Lo stupore sui volti delle persone gli trasmette allegria e desiderio per sperimentare ricette nuove per nuove vulcaniche delizie dolciarie.
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Certi amori fanno giri immensi. Si dilatano, compiono orbite segrete per ritornare al punto d’origine, gravidi di senso. Il caso del pastry chef Paolo Iacono…
L’esperienza in Alta Valtellina è stata fondamentale per la mia crescita, sia professionale che personale. Mi ha permesso di confrontarmi con realtà diverse, acquisire nuove competenze e capire quanto sia importante mettersi continuamente in gioco.
Tornare a Ischia è stata una scelta naturale. Volevo riportare a casa tutto ciò che avevo imparato e metterlo al servizio del territorio che mi ha fatto crescere. Da quel momento il mio percorso è continuato tra pasticceria, consulenze ed eventi, con la stessa voglia di innovare senza mai perdere il legame con le mie radici.
Sembra magia e forse un po’ lo è. Da ingredienti semplici e genuini nascono capolavori della pasticceria ischitana, un gusto indimenticabile come quello napoletano. Qual’è il dolce ischitano per antonomasia?
Per me non ci sono dubbi: il simbolo della pasticceria ischitana è il cornetto ischitano. È molto più di un semplice prodotto da colazione, rappresenta una tradizione che da generazioni accompagna le mattine di chi vive e visita l’isola.
Proprio da amante della colazione e spinto dalla curiosità, ho iniziato anch’io a impastarlo, studiandolo e cercando di capirne ogni dettaglio. Dietro un buon cornetto ci sono tecnica, pazienza e tanto rispetto per la tradizione. Ancora oggi è uno dei prodotti a cui sono più legato, perché racchiude il profumo della mia Ischia e mi ricorda da dove è iniziato il mio percorso.

C’è chi ripete la frase che “la cucina è un’arte, mentre la pasticceria è una scienza”. Come sei riuscito a tradurre la tua filosofia di un capitolo del dessert nello chef?
Ho sempre creduto che la pasticceria mi abbia insegnato il valore della precisione, del metodo e del rispetto delle materie prime. Quando mi sono avvicinato anche alla cucina, non ho abbandonato questa mentalità: ho semplicemente imparato a darle maggiore libertà. Oggi il dessert, per me, non è un momento separato dal resto del menu, ma il finale di un racconto. Deve avere equilibrio, emozionare e lasciare un ricordo. La mia esperienza in pasticceria mi ha dato le basi tecniche, mentre il lavoro come consulente mi ha insegnato a guardare l’esperienza gastronomica nel suo insieme, cercando sempre di creare qualcosa che parli del territorio ma con uno sguardo contemporaneo ma allo stesso tempo che richiami la tradizione.
Ringraziamo il pastry chef Paolo Iacono per l’interessante chiacchierata e gli auguriamo che il meritatissimo successo si elevi sempre in alto.