Fonte ANSA
Pubblicato da: Domenico Credo
Partirà a marzo il ‘Progetto Ucraina‘ per la realizzazione di protesi mediche ‘a distanza’, frutto di un accordo realizzato a Napoli tra l’Associazione ‘Dateci le Ali’, fondata nel 2022 nel capoluogo campano, presieduta da Tetyana Onyskiv-Genovese, e il dottor Salvio Zungri, responsabile della Ortopedia Meridionale e della 3DR.
Impegnato in progetti umanitari e solidali, Zungri, si sottolinea, ha sviluppato una tecnologia digitale per la realizzazione remota di protesi “altamente personalizzate”.
Gli step sono i seguenti: rilievo 3D con scanner a luce strutturata direttamente in Ucraina; invio del file alla sede dell’azienda a Napoli; elaborazione digitale e modellazione biomeccanica; trasferimento del file al tecnico locale ucraino, dove le protesi vengono stampate in 3D e assemblate; montaggio e consegna al paziente in loco, senza bisogno di ulteriori adattamenti o viaggi.
“Un sistema innovativo, sostenibile, che accorcia le distanze tra chi ha perso qualcosa e chi è in grado di restituirgli speranza, dignità e mobilità” annuciano i promotori del progetto.”
In Ucraina si stimano oltre 100mila amputati, tra soldati e civili. Le cause sono dovute all’uso massiccio di mine, colpi d’artiglieria e droni. Solo gli ospedali di Zaporizhzhia accolgono ogni giorno tra 40 e 80 feriti, molti dei quali necessitano di amputazioni complesse. Il sistema protesico ucraino non regge l’urto: delle circa 60 aziende attive, solo 5-7 sono in grado di affrontare i casi più gravi con tecniche moderne. Il Superhumans Center di Andriy Stavnitser riesce a realizzare circa 300 protesi al mese, a fronte di una domanda di oltre 1.000 unità. Mancano materiali, tecnici specializzati, centri di riabilitazione e possibilità logistiche di trasporto sicuro all’estero.
“In un tempo in cui la guerra semina distruzione e sofferenza ho sentito forte il dovere umano e professionale di tendere la mano a chi ha perso tutto, persino la possibilità di camminare.”
Il progetto Ucraina rappresenta per me non solo un traguardo tecnologico ma soprattutto un atto d’amore – dice il dottor Salvio Zungri – Ho messo il mio lavoro, la mia esperienza e le risorse dell’Ortopedia Meridionale a servizio di una causa che non conosce confini perché ogni arto ricostruito è un passo verso la rinascita, ogni protesi è un abbraccio che supera la distanza.
“Credo davvero che la tecnologia se guidata dal cuore può cambiare il mondo”.
