Dalle ‘stese’ di Napoli a Gaza un paesaggio sonoro abrasivo, diretto e crudo
A distanza di trent’anni i 24 Grana ritornano con un nuovo album intitolato “Bidonville” raccontando tutto quello che accade tra la periferia italiane e le bidonville di tutto il mondo, sofferenti della precarietà, della mancanza di spazi pensati per la socialità delle persone e della mancanza di infrastrutture per la cura della salute.
Una band che in passato della sperimentazione e della profondità lirica ha fatto il proprio tratto distintivo. Noi abbiamo incontrato il quartetto Francesco Di Bella, Armando Cotugno, Renato Minale e Giuseppe Fontanella ai nostri microfoni ripercorrendo il loro racconto della periferia come metafora della condizione esistenziale contemporanea.
Leggi la nostra intervista!
Ciao 24 Grana, con l’idea del disco di raccontare gli spazi urbani ed extraurbani tra la loro marginalità, il loro stato di abbandono e la mancanza di relazioni sociali andando dalle ‘stese’ di Napoli alla distruzione di Gaza. Un tessuto sociale come sfondo alle vostre canzoni…
Il Bidonville è un album pieno di storie della realtà perché noi abbiamo sempre cercato di raccontare sempre le cose ai margini e le cose un po’ più nascoste. Il suo principio generativo è basato sull’idea dell’uso che noi facciamo degli spazi urbani ed extraurbani, in un momento straordinario della città di Napoli molto raccontata per i tantissimi eventi, per il suo overturismo e per un’immagine di facciata molto televisiva e instagrammabile. Siamo partiti proprio da un angolo della città cioè Via Stadera, una periferia che a noi ci ha sempre coinvolti sin dai tempi di Officina 99. È stata probabilmente la prima periferia che abbiamo visto sorridere in qualche modo grazie proprio a quello spazio sociale che ha generato tantissimo in termini di cultura, socialità, politica e impegno.
L’album che è stato anticipato da un singolo “Stadera” che racconta per esempio come Via Stadera anche se non è una delle mete gettonate di Napoli rappresenti il vero volto dell’umanità bellissima, imperfetta, ribelle e malinconica.
L’idea di partire con Stadera, una strada al limite della città, che non è stata mai raccontata da nessuno e ancora molto autentica, è stata l’input per dare una narrazione diversa di Napoli da quella classica di città estremamente gettonata, molto turistificata. Quindi un angolo della città dove, a differenza probabilmente del centro storico, gli abitanti la vivono in maniera ancora vera, tra la condizione di precarietà diffusa. Il video su tale angolo della città è nato sulla scia di un cortometraggio che Lorenzo Fodarella aveva girato in Thailandia che mostrava le persone di un luogo che raccontavano il luogo stesso. Nel caso di Stadera l’osservazione degli abitanti “e chi ve lo fa fare” ci ha fatto riflettere che bisogna ridare la loro anima sociale.
Un insieme di elementi ha rotto la fisionomia sociale con tutta la rete di relazioni e sarebbe bello se voi potesse valorizzare ogni via ordinaria di Napoli con l’idea di un GranTour, sulla scia di Claudio Baglioni, che comunque raccontano pezzi di storia.
Sicuramente il disco è disseminato di riferimenti alla città e alla provincia di Napoli, quindi da San Gennaro a Nino che cita comunque la città di Marano, ma noi vogliamo raccontare una condizione più generale dell’uso di sfruttamento che in questo momento l’uomo e la società ne fanno. L’idea di raccontare un posto che conosciamo bene andando, oltre al centro storico, per concentrarci su una parte della città ancora più autentica inquinata da narrazioni troppo edulcorate.
Vi ringraziamo per la bellissima chiacchierata e vi auguriamo un meritatissimo successo che si elevi sempre più in alto.
La tracklist di BIDONVILLE;
“NINO”; “Stadera”; “Bidonville”; “Nisciuno parla cchiu”; “Je songo comme so”; “Gaza”; “Dimme come fai”; “Buono a se fa piglia”; “Sotto San Gennaro”: “Overdose”; “L’ora ‘e turna’ a fatica”.