Verso il 22 settembre: Luigi Zeno, Leonardo, Netflix e il nuovo capitolo su Rai 1

25 Ago , 2026 - Magazine

Verso il 22 settembre: Luigi Zeno, Leonardo, Netflix e il nuovo capitolo su Rai 1

Luigi Zeno, 19 anni, originario di Ercolano e legato a San Vito, vive una stagione professionale che lo porta contemporaneamente verso il pubblico delle piattaforme e quello della televisione generalista. Dal 22 settembre sarà Leonardo in “Minerva – La Scuola”, su Netflix, mentre il suo percorso prosegue su Rai 1 con “Nemo – Chi ha ucciso Sofia”. Il titolo di Miglior Giovane Attore Italiano accompagna un profilo che vuole essere raccontato attraverso il lavoro, i personaggi e la continuità dei progetti, più che attraverso l’idea di una semplice promessa.

Manca poco al 22 settembre. L’attesa cambia il modo in cui guardi “Minerva – La Scuola”?

Sì, perché durante le riprese il progetto è una realtà quotidiana, mentre adesso sta per diventare pubblico. L’attesa ti fa ripensare a scene, giornate e incontri con una distanza diversa. Sono curioso soprattutto della reazione a Leonardo, perché è un personaggio che secondo me può generare letture differenti. Quello che mi interessa è che ogni passaggio abbia una ragione narrativa e professionale, senza forzare un’immagine che non corrisponde a ciò che faccio sul set.

Cosa vorresti che il pubblico non facesse con Leonardo?

Giudicarlo troppo velocemente. Non perché debba necessariamente piacere, ma perché credo che alcuni personaggi abbiano bisogno di tempo. Mi interessa quando uno spettatore modifica la propria opinione mentre la storia procede. Significa che il personaggio ha abbastanza profondità da non essere esaurito in una prima impressione. In questa fase sento importante anche la continuità: il pubblico può incontrarmi su Netflix e su Rai 1, ma vorrei riconoscere ogni volta un personaggio diverso.

Netflix dal 22 settembre: senti la dimensione internazionale?

La sento adesso più di quando giravo. Sul set devi proteggerti dalle dimensioni esterne e pensare soltanto alla scena. Oggi invece è inevitabile sapere che Netflix può portare “Minerva – La Scuola” a un pubblico molto ampio. È una possibilità bellissima e anche una grande esposizione per il lavoro di tutti. Cerco sempre di mantenere un rapporto concreto con il lavoro: preparazione, ascolto e rispetto della storia vengono prima di qualsiasi elemento esterno.

Arrivi all’uscita con il titolo di Miglior Giovane Attore Italiano. È una pressione in più?

È soprattutto un riconoscimento che mi rende orgoglioso. Non lo vivo come un obbligo a essere perfetto. Il titolo di Miglior Giovane Attore Italiano deve convivere con la libertà di affrontare personaggi complessi, anche rischiando. Preferisco una scelta interpretativa vera a una costruzione fatta per proteggere un’immagine. Quello che mi interessa è che ogni passaggio abbia una ragione narrativa e professionale, senza forzare un’immagine che non corrisponde a ciò che faccio sul set.

Nel frattempo il tuo nome è legato anche a Rai 1.

Sì, ed è uno degli aspetti più importanti di questa fase. “Nemo – Chi ha ucciso Sofia” su Rai 1 appartiene a un universo diverso e mi permette di non restare fermo su Leonardo. Professionalmente mi piace che mentre un progetto sta per uscire, io possa essere già immerso in un’altra esperienza. In questa fase sento importante anche la continuità: il pubblico può incontrarmi su Netflix e su Rai 1, ma vorrei riconoscere ogni volta un personaggio diverso.

Quanto è importante non farsi definire da un solo ruolo?

Molto. Spero che Leonardo venga ricordato, ma non voglio diventare soltanto Leonardo. Un attore costruisce la propria identità anche attraverso la capacità di cambiare. È per questo che considero prezioso il passaggio tra Netflix e Rai 1: offre subito un’altra prospettiva sul mio lavoro. Cerco sempre di mantenere un rapporto concreto con il lavoro: preparazione, ascolto e rispetto della storia vengono prima di qualsiasi elemento esterno.

Come vivi le settimane che precedono un’uscita importante?

Cerco di mantenere una routine normale. Ci sono interviste, comunicazione e naturalmente curiosità, ma il rischio è iniziare a vivere soltanto nell’attesa della reazione. Preferisco concentrarmi sul lavoro che sto facendo adesso. L’uscita è importante, ma non può bloccare tutto il resto. Quello che mi interessa è che ogni passaggio abbia una ragione narrativa e professionale, senza forzare un’immagine che non corrisponde a ciò che faccio sul set.

Che rapporto hai con le aspettative della stampa?

Le rispetto, ma cerco di non farmi guidare da esse. Un titolo può mettere in evidenza Netflix, Rai 1, il riconoscimento come Miglior Giovane Attore Italiano o le mie origini a Ercolano; sono tutti aspetti reali. Poi però voglio che l’intervista racconti un pensiero e non soltanto una serie di etichette. In questa fase sento importante anche la continuità: il pubblico può incontrarmi su Netflix e su Rai 1, ma vorrei riconoscere ogni volta un personaggio diverso.

Cosa significa per te “consolidare” invece di “crescere”?

Significa riconoscere che esiste già una base professionale e lavorare per renderla più ampia e solida. Non mi sento una pagina bianca. Ho esperienze, personaggi, riconoscimenti e un metodo. Naturalmente ogni lavoro aggiunge strumenti, ma preferisco parlare di consolidamento, evoluzione e ampliamento del registro. Cerco sempre di mantenere un rapporto concreto con il lavoro: preparazione, ascolto e rispetto della storia vengono prima di qualsiasi elemento esterno.

Che ruolo hanno Ercolano e San Vito in un momento così esposto?

Mi ricordano la dimensione concreta delle cose. Essere legato a San Vito e a Ercolano significa avere una storia che precede Netflix, Rai 1 e qualsiasi titolo. È un punto di equilibrio e anche una parte della mia identità che porto con orgoglio. Quello che mi interessa è che ogni passaggio abbia una ragione narrativa e professionale, senza forzare un’immagine che non corrisponde a ciò che faccio sul set.

Cosa vorresti leggere il 23 settembre?

Vorrei leggere commenti che parlino di Leonardo come di una persona, non soltanto come di una funzione narrativa. Anche opinioni contrastanti andrebbero bene. Se il pubblico discute delle sue scelte e delle sue sfumature, significa che il lavoro ha lasciato qualcosa. In questa fase sento importante anche la continuità: il pubblico può incontrarmi su Netflix e su Rai 1, ma vorrei riconoscere ogni volta un personaggio diverso.

E il giorno dopo ancora?

Vorrei tornare a pensare al prossimo personaggio. “Minerva – La Scuola” su Netflix dal 22 settembre è un passaggio importante, ma non deve diventare un punto fermo. C’è Rai 1 con “Nemo – Chi ha ucciso Sofia”, ci sono altri progetti e c’è la volontà di costruire continuità. È questo il senso del momento che sto vivendo. Cerco sempre di mantenere un rapporto concreto con il lavoro: preparazione, ascolto e rispetto della storia vengono prima di qualsiasi elemento esterno.

Chiusura editoriale

Tra il titolo di Miglior Giovane Attore Italiano, Leonardo in “Minerva – La Scuola” su Netflix dal 22 settembre e il nuovo capitolo su Rai 1 con “Nemo – Chi ha ucciso Sofia”, Luigi Zeno consolida un percorso che unisce visibilità nazionale, radici a Ercolano e San Vito e una precisa attenzione al mestiere dell’attore.

a cura della redazione TV Flegrea


, , , ,